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	<title>Italia Adozioni</title>
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		<title>Abbiamo imparato a non chiederci più il perché&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[adozione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>

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		<description><![CDATA[Diventare genitori attraverso l’adozione internazionale significa essere aperti e pronti ad affrontare situazioni di vario tipo che si possono presentare. Avere spirito di adattamento, avere la capacità di superare la barriera linguistica ed eventualmente le differenze etniche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3826" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/sarahmarie/5980476251/in/photostream/lightbox/"><img class="size-medium wp-image-3826  " title="Child Plays by Riverfront - Omsk - Russia" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/05/5980476251_646aa66399-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">My Very Own Russian Doll. Ph. Russian.red (cc.flickr)</p></div>
<p style="text-align: justify;">I percorsi, le storie che riguardano le adozioni internazionali un po&#8217; si assomigliano tutte e contemporaneamente sono tutte differenti tra loro, per le circostanze in cui si realizzano, per il paese estero in cui si svolgono, per le varie grandi o piccole difficoltà che si incontrano. Il filo conduttore è sempre la volontà e la caparbietà di una coppia che deve affrontare le &#8220;resistenze&#8221; delle burocrazie ad agevolare il rapido e positivo esito delle adozioni. A volte queste incomprensibili azioni dilatorie servono a proteggere i minori nei confronti di pratiche adottive non ortodosse o illegali, a volte sono l&#8217;espressione di un&#8217;organizzazione abitudinaria e poco propensa a cambiare e rendersi più snella e dinamica, altre volte rappresentano l&#8217;incapacità delle amministrazioni di paesi poveri a definire un&#8217;organizzazione funzionante.</p>
<p>Maria Dragonetti è una mamma adottiva che ha voluto raccontare, in un libro i cui proventi saranno devoluti all&#8217;Associazione &#8220;Il villaggio dei Bambini Onlus&#8221;, la propria esperienza in Russia. Il libro &#8220;<a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/05/COP.FIN_.il-cuore-che-vola.pdf" target="_blank">Il cuore che vola</a>&#8220; - ANANKE Edizioni &#8211; , è la storia vera di un’adozione, nella quale le incomprensibili attese, le difficoltà burocratiche e le gioie degli incontri si fondono in quell’umana avventura che è diventare genitore. Una lettura che insegna a non arrendersi di fronte alle <em>impasse</em> che la vita ci propone e che siamo chiamati a superare.</p>
<p><strong> <em> &#8220;</em></strong><em>Noi abbiamo viaggiato tanto in molti e diversi paesi del mondo, dai più avanzati a quelli più poveri. Il nostro approccio verso un nuovo Paese è sempre quello del massimo rispetto delle culture e tradizioni, di molta curiosità nel conoscere  le differenze e le peculiarità.</em></p>
<p><em> Per entrare davvero in sintonia ci piace assaggiare la cucina locale, capire l’artigianato, lo stile di vita, ammirare naturalmente il paesaggio, i monumenti e tutto ciò che ha da offrire.</em></p>
<p><em> Naturalmente, il viaggio nel paese d’origine di nostra figlia, oltre a tutto ciò, conteneva una forte carica emotiva e i nostri occhi vedevano tutto in modo ancora più interessato. Abbiamo impresso nella nostra memoria tutti i dettagli che ci hanno colpito maggiormente: dal freddo, alla neve, ai sapori delle zuppe, alle vecchie Lada, etc. Certo, abbiamo subito realizzato che, contrariamente a tutte le raccomandazioni ricevute nei vari corsi di preparazione, l’utilizzo delle carte di credito non è molto diffuso e che il rublo non è reperibile in Italia, inoltre le banconote di euro devono essere senza segni o strappi altrimenti rifiutate.</em></p>
<p><em> Il nostro iter è stato piuttosto lungo, complicato e sofferto a causa della macchina organizzativa ancora in rodaggio e della burocrazia infinita; ecco perché l’idea di riportare tutto in un libro per dare comunque un messaggio positivo e cioè che nonostante i tempi lunghi, le difficoltà e intoppi infiniti, la burocrazia impossibile non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo; inoltre la gioia immensa che si avrà alla fine del percorso ne vale assolutamente le fatiche: una figlia o un figlio per la vita.</em></p>
<p><em> Solo per sintetizzare sono trascorsi due anni dalla conoscenza della bambina a quando siamo riusciti a portarla a casa. Per questo motivo abbiamo, volontariamente, effettuato molteplici viaggi in questo lungo periodo, avendo così l’opportunità di conoscere sempre meglio il Paese e interiorizzarne ogni volta qualcosa di nuovo.</em></p>
<p><em> Abbiamo anche imparato qualcosa nella loro lingua, sia per dialogare con la bambina, sia per non sentirci completamente tagliati fuori. Non eravamo mai stati prima in Russia e certamente, non essendo un viaggio turistico, avevamo la consapevolezza che l’avremmo sentita senz’altro anche un po’ nostra, tant’è che, viaggio dopo viaggio, ogni volta che tornavamo ci sentivamo un po’ a casa anche lì e, al termine dell’iter adottivo, abbiamo sentito tutti e tre nostalgia: ci mancava l’ormai consueto viaggio in Russia con tutte le contraddizioni del caso.</em></p>
<p><em> In istituto è andato sempre tutto bene: sia la direttrice che le sue collaboratrici più strette che le educatrici sono tutte persone splendide che ci hanno sempre agevolato e aiutato negli incontri con la bambina. L’istituto, contrariamente a quello che si può immaginare dall’esterno, e compatibilmente con la situazione, è un bell’istituto, con spazi esterni dove i bimbi giocano sia in estate che in inverno. È suddiviso in nuclei e ogni nucleo ospita un numero limitato di bambini: è come se fosse un grande asilo dove però i bimbi restano anche a dormire. Entrando in quest’istituti si percepisce subito l’enorme bisogno di amore che hanno questi bimbi e se si potesse chiunque ne porterebbe a casa il più possibile.</em></p>
<p><em> Certo la fatidica e tanto sospirata udienza si è svolta in un clima di estrema formalità.</em></p>
<p><em>Eravamo nel palazzo del nuovo Tribunale: un’enorme e sontuosa costruzione dentro la quale abbiamo incontrato poche persone e il silenzio regnava sovrano. Abbiamo dovuto imparare ed esporre a memoria il riassunto del nostro fascicolo, compresi i documenti e la storia della bambina completa di date, indirizzi e nomi precisi: ci siamo preparati come per affrontare un esame.</em></p>
<p><em> La burocrazia è ridondante, cavillosa e per noi spesso incomprensibile. Abbiamo imparato che hanno il culto dei timbri, che oltre al contenuto dei documenti è forse altrettanto se non più importante la forma o la punteggiatura.</em></p>
<p><em> Abbiamo imparato a non chiederci più il perché di determinate loro richieste che a noi apparivano pretestuose, ma a produrre semplicemente quello che ci veniva richiesto di volta in volta nella speranza che andasse bene e che non lo facessero scadere per l’ennesima volta. Abbiamo imparato che ciò che promettono non sempre riescono a mantenerlo poiché non lo ritengono un impegno. Abbiamo imparato che è possibile far incontrare due burocrazie ‘toste’ come quella russa e quella italiana con molta perseveranza, pazienza e costanza perché l’obiettivo chiaro era portare a casa la bambina, per cui a nulla e nessuno avremmo permesso di impedircelo.</em></p>
<p><em> In tutti i viaggi abbiamo effettuato, naturalmente, ampi reportage fotografici e riprese video, sia per fissare le emozioni e i momenti salienti di quest’importante tappa di vita sia per poterle riprodurre e aiutarla a ricostruire e rivivere il cambiamento. Spesso rivediamo i filmati o le foto, le raccontiamo dove eravamo, cosa abbiamo fatto e cosa provavamo in quel momento. Manteniamo un collegamento anche cucinando a volte pietanze tipiche russe per farle ritrovare i sapori a lei familiari; ogni tanto parlando infiliamo nel discorso una parolina russa entrata ormai nel lessico familiare. Cerchiamo e cercheremo di raccontare  la storia e le nostre sensazioni in modo che abbia sempre un ricordo molto positivo del suo Paese d’origine e del suo pezzetto di vita trascorso lì.</em></p>
<p><em>Diventare genitori attraverso l’adozione internazionale significa essere aperti e pronti ad affrontare situazioni di vario tipo che si possono presentare. Avere spirito di adattamento, avere la capacità di superare la barriera linguistica ed eventualmente le differenze etniche.</em></p>
<p><em>In ogni viaggio abbiamo interiorizzato qualcosa di nuovo che ci ha arricchito e, al di là di tutte le difficoltà che hanno scatenato in noi a fasi alterne sentimenti contrastanti, siamo molto grati alla Russia per averci donato quanto di più prezioso abbiamo: NOSTRA FIGLIA!</em></p>
<p><em> Sulla copertina del libro “Il cuore che vola” c’è un cuore alato, disegnato da nostra figlia, che sorvola un paesaggio tipico della foresta siberiana; entrambe le immagini trovano poi un nesso con la storia.&#8221;</em></p>
<p>Maria Dragonetti (Mamma Adottiva)</p>
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		<title>L’approccio alla Storia nella scuola primaria</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 11:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Carioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[adozione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca delle origini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il genitore adottivo che ha il proprio figlio alla scuola primaria si deve effettivamente, prima o poi, misurare con un momento didattico delicato: l'approccio alla Storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2532" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a title="ph Perfectly Balanced Flight Yogendra174 (cc flickr)" href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-Perfectly-Balanced-Flight-Yogendra174-cc-flickr-6327640179_2a320a9916.jpg"><img class="size-medium wp-image-2532" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-Perfectly-Balanced-Flight-Yogendra174-cc-flickr-6327640179_2a320a9916-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">ph Perfectly Balanced Flight Yogendra174 (cc flickr)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel percorso didattico della scuola primaria l&#8217;approccio alla Storia personale è un passaggio propedeutico importante per la comprensione del successivo programma di Storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alexandra, mamma adottiva, scrive: <em>&#8220;Nel libro di Storia e Geografia di mio figlio (III elementare) si affronta il tema della storia personale. Le immagini sono quelle di una famiglia perfettamente tradizionale, con la mamma (bionda, e chissà perché mi viene da dire: naturalmente…) che mostra le foto dell&#8217;album di nozze, il papà che mostra le foto del quartiere di cento anni prima, il nonno e la nonna che raccontano la storia e mostrano i ricordi di quando erano giovani… fino a qui tutto sommato nulla di drammaticamente sbagliato, anche se forse presentare, anche iconograficamente, altri tipi di famiglie e storie possibili potrebbe ormai valere la pena.</em><br />
<em>Il peggio comunque viene dopo, con i ricordi della scuola d&#8217;infanzia, il primo dentino, i vestitini, gli oggetti preparati per il Natale… e i ricordi ancora precedenti, per ricostruire i quali &#8211; hai bisogno del racconto dei genitori o dei nonni &#8211; e quando nemmeno il racconto dei genitori e dei nonni può aiutare? E non penso ovviamente solo al caso dei bambini adottati. Poi si arriva alle note più dolenti: la ricostruzione della propria storia con la memoria, gli oggetti, i filmati, i racconti delle persone che vivevano vicino a te… foto nella pagina, una felice coppia di genitori con un bel neonato e tutt&#8217;intorno biberon, orsacchiotti, tricicli. Sotto tutto questo, una bella ricostruzione di sé con portafoto da completare con l&#8217;ora della nascita, il peso, l&#8217;altezza (sempre alla nascita ovviamente) e altre cose da completare sull&#8217;ospedale in cui si è nato (e se uno fosse nato a casa o in taxi?), il periodo dell&#8217;allattamento, la prima parola, quando ho incominciato a camminare &#8211; tutta questa parte è stata cancellata a favore di Alex &#8211; le insegnanti, per altri aspetti capaci e preparate, in questo caso hanno adottato un approccio del tipo &#8211; eh già, ma purtroppo questo è il libro che abbiamo…- evidentemente in difficoltà a proporre alternative&#8221;</em>. Il libro appartiene alla serie &#8220;Magicamente Insieme&#8221;, le pagine citate sono la 6, 7 e 8 ed è consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://issuu.com/elviraussia/docs/magicamenteinsieme_3_storia_geo" target="_blank">http://issuu.com/explore</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il genitore adottivo che ha il proprio figlio alla scuola primaria si deve effettivamente, prima o poi, misurare con un momento didattico delicato: l&#8217;approccio alla Storia.<br />
Non tutti possono sapere o immaginare il motivo per cui un&#8217;insegnante ad un certo punto, in pieno anno scolastico, chiede ai propri alunni un&#8217;infinità d&#8217;informazioni e dati personali e familiari. Il genitore potrebbe facilmente reagire con sorpresa di fronte alla richiesta del figlio di portare a scuola tutti quei ricordi, foto, oggetti che sono profondamente legati alla sua nascita e alla prima infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo anno della scuola primaria inizia l&#8217;approccio alla Storia che porterà i bambini, dapprima a comprendere il significato degli indicatori temporali (per esempio le parole prima, dopo, infine) e poi a collocare nel tempo i fatti e le esperienze vissute, riconoscendo i rapporti di successione esistenti tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio nell&#8217;ambito di questo percorso, che frequentemente le insegnanti propongono attività che prevedono il recupero di dati inerenti alla crescita dell&#8217;alunno, per poi aiutarlo a riconoscere i suoi cambiamenti in relazione al passare del tempo. Altre proposte didattiche, quali l&#8217;albero genealogico, permettono inoltre di raggiungere sia obiettivi legati alla Storia sia alla materia Costituzione e Cittadinanza, in quanto aiutano per esempio il bambino ad acquisire consapevolezza in merito alla propria appartenenza ad una comunità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito di questo periodo possono insorgere problemi legati alla specificità della storia del bambino, che può essere stato adottato, o può avere una situazione familiare difficile o semplicemente non rispecchiare una situazione cosiddetta &#8220;normale&#8221;. Ognuna delle attività programmate e proposte dall&#8217;insegnante agli alunni dovrebbe, in ogni caso, tener conto del proprio gruppo classe; se compilare l&#8217;albero genealogico o raccontare del primo dentino spuntato può rappresentare un&#8217;attività particolarmente sentita dai bambini è ovviamente opportuno che questo, in alcuni casi, non venga proposto.</p>
<p style="text-align: justify;">I medesimi obiettivi possano essere raggiunti con attività altrettanto stimolanti. Il lavoro che parte dal recupero delle foto di quando si era appena nati piuttosto che dai racconti legati alla prima infanzia dell&#8217;alunno potrebbe essere fatto, in modo simpatico, dalla stessa insegnante: la classe scoprirebbe così una maestra che è stata a sua volta bambina, la vedrebbe crescere nelle sue foto e la riscoprirebbe nel presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo è solo un semplice esempio di ciò che con solo un po&#8217; di attenzione e professionalità si può fare.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti uno dei punti deboli del sistema scuola attualmente sono i libri di testo che spesso ripropongono testi e immagini stereotipate non più attuali. Questo tema, tra l&#8217;altro è già stato affrontato nel nostro precedente articolo <a href="http://www.italiaadozioni.it/?p=3268" target="_self">&#8220;Adozione e scuola: eppur qualcosa si muove&#8221;</a>. Tant&#8217;è che le case editrici devono essere stimolate e sensibilizzate da insegnanti, genitori e associazioni, non avendo iniziative editoriali proprie, per proporre nuovi approcci, lavori, schede operative, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">A breve saranno scaricabili da questo sito schede didattiche che tengano conto della complessità delle realtà familiari. Verranno proposte attività alternative al canonico albero genealogico, modalità differenti per avvicinarsi alla storia personale dell&#8217;alunno e testi che aiutino le insegnanti a parlare ai propri alunni anche della genitorialità adottiva.</p>
<p><em>Altre pagine che affrontano il tema dell&#8217;adozione e scuola in questo sito:</em></p>
<ul>
<li><a rel="bookmark" href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=304">L’inserimento a scuola</a>;</li>
<li><a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=359">In quale classe iscriverli</a>;</li>
<li><a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=461">Perché parlare di adozione a scuola</a>;</li>
<li><a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=351">Come trattare l’adozione</a>;</li>
<li><a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=361">Possibili problematiche relazionali e d’apprendimento.</a></li>
</ul>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Adozione e scuola: eppur qualcosa si muove.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 11:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Affido]]></category>
		<category><![CDATA[Raccontare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Adozione e scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Tante iniziative per un grande dibattito sull'adozione a scuola; mai come ora il network del dire, si sta convertendo al fare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3487" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/3583743593_412310fe1f.jpg"><img class="size-medium wp-image-3487" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/3583743593_412310fe1f-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Ph. No Class Today, faungg (cc. flickr)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi il Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca (<a href="http://www.istruzione.it" target="_blank">MIUR</a>) ha preso coscienza della presenza nelle scuole dei bambini adottati.<br />
Dopo numerose sollecitazioni provenienti da insegnanti soprattutto di scuola elementare, genitori di bambini adottati sia in Italia che all&#8217;estero, associazioni dei genitori adottivi, esperti sul tema, il MIUR ha deciso di ascoltare le loro richieste di supporto e di strumenti per poter lavorare con maggior efficacia.<br />
Il MIUR come si legge da sito ufficiale, è presente nella <a href="http://www.commissioneadozioni.it/" target="_blank">Commissione per le Adozioni Internazionali</a> (CAI) con un proprio rappresentante per essere aggiornato in merito all&#8217;adozione. Il successo dell&#8217;inserimento di ogni bambino adottato in una struttura scolastica (pubblica o privata) sarà &#8220;<em>elemento determinante per un felice processo di integrazione sociale</em>&#8220;.<br />
Gli insegnanti, coadiuvati dalle famiglie, si assumono il compito di accogliere e accompagnare ogni alunno, &#8220;<em>per accoglierne la ricca esperienza e per aiutarlo a crescere</em>&#8220;. Da un primo scambio informativo tra l&#8217;Associazione familiare di volontariato <a href="http://www.genitorisidiventa.org/index.php?page=0" target="_blank">&#8220;Genitori si diventa&#8221;</a> e l&#8217;USP di Milano, di cui è disponibile un dettagliato <a href="http://www.genitorisidiventa.org/documenti/609_dossieperministerofinale.pdf" target="_blank">dossier</a>, in materia di inserimento scolastico presso il MIUR è nato il &#8220;Gruppo di lavoro dedicato alle necessità dei bambini in adozione e in affido&#8221;.<br />
Il decreto che ne suggella la nascita è stato firmato nell&#8217;aprile 2011 dal Direttore Generale del Dipartimento per l&#8217;Istruzione &#8211; Direzione Generale per lo Studente, l&#8217;Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione -. Questo progetto ha come scopo lo studio delle complesse problematiche che riguardano l&#8217;inserimento scolastico dei numerosi minori adottati e in condizione di affidamento temporaneo etero famigliare. L&#8217;attività del gruppo di lavoro, composto da <a title="lista membri gruppo di lavoro" href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/gruppo-di-lavoro.pdf" target="_blank">dodici membri</a>, la cui partecipazione non è soggetta ad alcun compenso, è finalizzata alla redazione di norme e direttive nazionali attinenti le più adeguate modalità di accoglienza scolastica per tale tipologia di allievi. Il lavoro del gruppo durerà tre anni, ma a causa dei problemi politici e governativi non ha potuto avere un ritmo serrato; finora si è riunito due volte ed un terzo incontro dovrebbe avvenire a breve. In considerazione delle tematiche trattate, il gruppo di lavoro ha la possibilità di coinvolgere esperti nei campi dell&#8217;adozione, delle scienze dell&#8217;educazione e della psicologia.<br />
&#8220;La nascita di questo gruppo di lavoro dedicato alle necessità dei bambini e delle bambine in adozione e in affido presso il MIUR con la partecipazione di tante associazioni famigliari è un passo molto importante&#8221; &#8211; dichiara Anna Guerrieri, Presidente di Genitori si diventa onlus &#8211; &#8220;La speranza è che dai lavori di questo gruppo &#8211; continua Anna &#8211; nascano presto idee operative e concrete che permettano a dirigenti scolastici e insegnanti, di operare al meglio per il benessere di bambini e ragazzi. Le famiglie metteranno a disposizione anni di esperienza, di vita, di riflessioni fatte sul campo per aiutare concretamente alla creazione di buone prassi nazionali&#8221;.<br />
Anche quella dei libri di testo è una tematica da gruppo di lavoro del MIUR. E&#8217; dal qui infatti che potrebbe partire sia una raccomandazione alle case editrici a prestare attenzione al modo di affrontare la tematica, sia un invito agli insegnanti per quanto riguarda la scelta dei testi da adottare. I tempi del cambiamento saranno lunghi, oggi l&#8217;adozione dei libri di testo è bloccata, nel senso che i testi in adozione possono essere cambiati solo ogni 5 o 6 anni, per cui spesso le insegnanti si trovano a lavorare con libri che non hanno scelto e che non possono cambiare. Sarà necessario armarsi di pazienza.<br />
Sono molte le associazioni di genitori adottivi attive da anni sul tema scuola. &#8220;<a href="http://www.afaiv.it/" target="_blank">AFAIV</a> è stata l&#8217;associazione ad aver promosso  i primi percorsi formativi per docenti e genitori &#8211; racconta Elvira Ricioppo, mamma adottiva, vice presidente dell&#8217;associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita &#8211; progetti realizzati con co-finanziamento della regione Lomabardia. I progetti si sono svolti in scuole elementari, medie e superiori. L&#8217;ultimo progetto, realizzato con la collaborazione dell&#8217;associazione <a href="http://www.petalidalmondo.it/" target="_blank">Petali dal Mondo</a>, si è concentrato sulla formazione dei docenti e sulla realizzazione di laboratori per gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Devo dire che se all&#8217;inizio si riscontra fatica da parte di alcuni docenti a comprendere l&#8217;utilità di un percorso del genere, una volta concluso, constatiamo sempre molta soddisfazione e apprezzamento con la richiesta di poter continuare. E&#8217; evidente, pertanto, che la necessità di formazione c&#8217;è ed è percepita da parte dei docenti&#8221;. Quindi fare gioco di squadra è importante, e sono molte le associazioni di genitori adottivi che sfruttano il network con questo obiettivo.<br />
&#8220;Lo stesso tipo di impegno ha portato ad elaborare una <a href="http://www.webalice.it/livia.botta/adozione/CARTADINTENTI_INFANZIAPRIMARIA.pdf" target="_blank">Carta d&#8217;Intenti</a> in due versioni, una per la primaria e l&#8217;altra per la secondaria, che elencano quelle che a nostro parere sono le attenzioni che le scuole sensibili alle realtà dell&#8217;adozione e dell&#8217;afffido dovrebbero mettere in atto nei confronti dei loro alunni e delle loro famiglie &#8211; spiega Livia Botta, psicologa e psicoterapeuta referente del Gruppo <a href="http://www.adozionescuola.it/" target="_blank">Adozionescuola</a> &#8211; il nostro scopo attraverso la proposta della <a href="http://www.webalice.it/livia.botta/adozione/CARTADINTENTI_SECONDARIA.pdf" target="_blank">Carta d&#8217;Intenti (secondaria)</a>, è quello di sensibilizzare le scuole e stimolare la loro riflessione sulla problematica, per favorire cambiamenti che partano dal basso&#8221;. Insomma tante iniziative per un grande dibattito sull&#8217;adozione a scuola; mai come ora il network del dire, si sta convertendo al fare e come dice  Paola Campomenossi, mamma adottiva di due bimbi e volontaria nell&#8217;associazione <a href="http://www.petalidalmondo.it/" target="_blank">Petali dal Mondo</a> : &#8220;Il progetto è diretto agli stessi bambini e lo scopo non è esclusivamente parlare di adozione, ma stimolare il racconto della propria storia, sviluppando la consapevolezza che essa rappresenta un tesoro che può affascinare chi ascolta. Si vuole quindi valorizzare l&#8217;unicità di ciascun individuo e della sua storia e favorire la costruzione di sè, lo sviluppo dell&#8217;empatia e la coesione tra compagni&#8221;. E questo appare essere il fine più importante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
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		<title>Come spiegare l’adozione ad un figlio biologico che ha un compagno adottato</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 11:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Raccontare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Affrontare una zona d’ombra che tutti noi abbiamo e che il più delle volte nascondiamo a noi stessi...
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3529" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/2958244614_8d7b3c82e1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3529" title="compagni di scuola" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/2958244614_8d7b3c82e1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph muscolinos (ccflickr)</p></div>
<p>Laura, mamma biologica pone un quesito:  &#8221;se devo spiegare a mio figlio biologico perché l&#8217;amico è stato adottato (colore diverso, fattezze diverse oppure semplicemente ha detto di essere adottato) ho tanti argomenti sulla parte &#8220;buona&#8221; della storia, l&#8217;accoglienza, l&#8217;amore di chi l&#8217;ha cercato e voluto eccetera, ma devo necessariamente parlare del prima, del lato &#8220;oscuro&#8221; cioè del fatto che il bambino prima ha perso i genitori (morti, impossibilitati, ecc.)&#8221;.<em> </em>Come affrontare l&#8217;argomento ? Come dare delle spiegazioni e come affrontare delle domande che spesso sono disarmanti: &#8220;Dov&#8217;è la tua vera mamma? Perchè sei stato abbandonato?&#8221;. Spiega la canadese Johanne Lemieux, assistente sociale e psicoterapeuta specializzata in adozione &#8220;Queste domande riflettono una paura, una preoccupazione dei bambini stessi che le pongono. Essi realizzano che certi genitori abbandonano i loro figli. Questo potrebbe capitare anche a loro?&#8221;. Johanne Lemieux è<span style="color: #000000;"> ideatrice di<span style="color: #000000;"> un nuovo approccio psico-sociale chiamato &#8220;Adopteparentalité&#8221;. Lei insegna ai genitori, ma anche per i soggetti interessati sia in Quebec che in Europa. </span></span>La Lemieux è stata recentemente citata e tradotta nel blog <a href="http://spazioadozioneticino.blogspot.it/" target="_blank">&#8220;Spazioadozione Ticino&#8221;</a> che ha pubblicato una sintesi, in italiano, della relazione &#8221;10 trucchi per un successo scolastico&#8221;. &#8220;Occorre spiegare ai bambini adottati &#8211; indica la Lemieux &#8211; prepararli alle domande ed allenarli a rispondere&#8221;. Ma come trovare delle risposte che il genitore biologico può dare al proprio figlio? Ancora Laura, non ha risposte ma si pone diversi quesiti:  &#8221;il mio bambino, che ripone grande sicurezza nella presenza scontata dei propri genitori, sa che i genitori ci saranno per sempre e cose così, dovrà scontrarsi con la mia narrazione di una realtà che farà crollare queste certezze. Allora io, genitore biologico, perché a causa dell&#8217;amico devo introdurre un possibile trauma nelle certezze da favola di mio figlio che questi problemi non ha? Allora non è meglio &#8220;glissare&#8221; e rimanere sul vago? O addirittura salvarmi con delle fandonie tipo: nel paese da dove viene, i bambini sono per strada senza genitori, o si vede che si era perso (monito educativo correlato &#8220;stai attento a non allontanarti troppo&#8221;). Ma pensandoci un po&#8217; ho capito che il vero tabù dell&#8217;adozione per un genitore biologico è l&#8217;introduzione dell&#8217;idea di abbandono, i genitori adottivi devono affrontarlo per necessità e gli costa assai, ma agli altri genitori chi glielo fa fare?&#8221;.<em> </em>Mariangela Corrias, psicologa di ItaliaAdozioni non ha una ricetta valida per tutti ma pone delle considerazioni:  &#8221;è vero, sono d’accordo, non è cosa da poco.  Il problema secondo me non è solo la fantasia che il proprio figlio si è costruito sulla presenza costante dei genitori, ma affrontare una zona d’ombra che tutti noi abbiamo e che il più delle volte nascondiamo a noi stessi, rendersi consapevoli della paura che abbiamo tutti noi di essere abbandonati, è fare i conti con  la risonanza interiore che l’abbandono crea in noi stessi. Tutti noi infatti, in qualche momento della nostra infanzia ci siamo sentiti abbandonati e questo ci riporta a scavare in zone d’ombra profonde e nascoste, paure ataviche e antiche. Un bambino adottato e perciò abbandonato, ci mette di fronte alla paura dell’abbandono che tutti noi abbiamo e che tutti noi prima o poi abbiamo sperimentato. Questa paura è una delle più profonde e delle più sconcertanti, ricordiamoci che un bambino senza la presenza di un adulto che si occupi di lui, muore, non sopravvive. Ed è questo che ci porta a negare la realtà: se il genitore non avesse mai vissuto il fantasma dell’abbandono, anche spiegare al proprio figlio la realtà adottiva sarebbe più semplice &#8211; ma allora dobbiamo proprio &#8220;glissare&#8221; e rimanere sul vago, come dice Laura? &#8211; Negare la realtà protegge &#8211; prosegue Mariangela &#8211; sia il proprio figlio ma anche se stessi. E’ evidente che questa spiegazione può non valere per tutti, ciascuno di noi è in una situazione evolutiva e psicologica diversa: qualcuno ha acquisito maggiore sicurezza ed è in un certo senso più “attrezzato” di fronte ai problemi della vita,  questo gli consente di avvicinarsi a situazioni difficili senza il bisogno di difendersi eccessivamente. Credo però che l’adozione risvegli in tutti noi paure infantili di fronte alle quali spesso siamo impreparati. Affrontarle permette di essere più consapevoli e di liberare zone d’ombra della nostra vita che altrimenti,  forse non avremmo mai neanche conosciuto.&#8221;</p>
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		<title>La mia storia: ovvero del pane, del pulcino e delle stagioni.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 11:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[adozione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Adozione e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[testi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinzia insegnante di scuola primaria e mamma adottiva di una bimba colombiana, descrive la sua esperienza di maestra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong> </strong></em></p>
<div id="attachment_3488" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/pame_figueroa/2946298642/lightbox/"><img class="size-medium wp-image-3488" title="Ph. IMG_0920, pamela figueroa (cc. flickr)" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/2946298642_2ee333ae44-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Ph. IMG_0920, pamela figueroa (cc. flickr)</p></div>
<p><em><strong>Con questo articolo apriamo uno spazio alle testimonianze degli operatori scolastici.</strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em><em><strong>Iniziamo con l&#8217;originale contributo di Cinzia, insegnante di scuola primaria e mamma adottiva di una bimba colombiana. L&#8217;esperienza di questa maestra è sintomatica sia del bisogno degli insegnanti di nuovi strumenti dedicati a stimolare la riflessione, sia dell&#8217;attenzione nell&#8217;affrontare gli argomenti che hanno correlazione con l&#8217;adozione oltre che di altri problemi legati alla molteplici situazioni familiari</strong></em>.</p>
<p>Insegno da ormai 20 anni e durante la mia carriera lavorativa ho programmato tutte le discipline scolastiche. Programmazioni che in parte sono mutate con gli anni, altre invece che sono rimaste quasi le medesime.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho incontrato tanti insegnanti e con  molti di loro ho collaborato e mi sono confrontata sugli argomenti da proporre agli alunni. In prima o in seconda elementare si affronta la &#8220;storia&#8221;: non c’erano dubbi su come fare utilizzare la storia personale, ovvero la storia del bambino da prima della nascita fino a quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa sembrava essere l’unica strada percorribile per far interiorizzare agli alunni il concetto di: prima, poi, durante, dopo, in fine&#8230; o meglio “la successione temporale”. E allora via con i disegni della mamma con il pancione, poi si richiedeva un’ecografia e subito dopo si facevano domande alle mamme e ai papà per avere fonti e testimonianze sulle loro emozioni, sensazioni eccetera, per finire poi con il maestoso “albero genealogico”. Sembrava tutto perfetto! Una bella ricostruzione, pagine e pagine ordinate e colorate, ricche di ricordi quasi emozionanti. E la storia prendeva forma e il concetto da trasmettere sembrava entrasse velocemente e magicamente dentro ogni testolina.</p>
<p>Ormai sono due cicli scolastici che ho abbandonato questo iter di lavoro, obsoleto e “fuori luogo” per la nostra società attuale.</p>
<p>Poi un giorno mi ritrovai ad avere una classe con un bimbo adottivo e con parecchie famiglie ricostituite, allargate in cui vi erano più mamme, più papà, più fratelli. Ricordo che con i colleghi nacque spontanea una domanda: <em>come gestire le emozioni, la sensibilità di questi alunni di fronte a richieste e ad un percorso che potrebbero risultare frustranti per loro?</em></p>
<p>Decidemmo di abolire la nostra metodologia della storia personale, anche se collaudata, sostituendola con la &#8220;Storia del pulcino&#8221; (o di altri esseri viventi) o con la &#8220;Storia del pane&#8221; o ancora con la &#8220;Storia delle stagioni&#8221; (percorso trasversale con italiano e scienze). Altre storie semplici, percorribili da tutti, emozionanti, accattivanti che ci hanno permesso di far passare tante nozioni, consolidare molti concetti senza dover rattristare il cuore di qualche alunno o mettere in crisi qualche genitore.</p>
<p>Con la &#8220;Storia del pane&#8221; abbiamo abbinato un’uscita sul territorio, dal panettiere appunto, che ci ha accolti e mostrato concretamente l’ultima fase del percorso (in basso sono allegati i documenti operativi del lavoro svolto).</p>
<p>Con la &#8220;Storia del pulcino&#8221; abbiamo visitato una piccola fattoria e abbiamo monitorato circa 80 uova, riposte in un’incubatrice, che si sono poi schiuse. Gli alunni erano entusiasti e, dopo la nascita dei pulcini, ne abbiamo avuto cura per circa 15 giorni per poi consegnarli al fattore che ci aveva aiutato nel nostro esperimento.</p>
<p>Con la &#8220;Storia delle stagioni&#8221; tutto era sempre visibile sotto ai nostri occhi e il mondo della natura e degli animali, ancora una volta, ci aiutava a conoscere, a capire, a informarci e a formarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo tre delle possibili alternative alla storia personale che, soprattutto oggi, come mamma adottiva, mi sento di caldeggiare e suggerire a tutti i miei colleghi invitandoli ad una maggiore sensibilità verso tutti quegli alunni, che con storie diverse, si ritrovano in egual modo a fare i conti con una realtà che non sempre li trova già preparati e pronti.</p>
<p>C’è un tempo per tutto; c’è anche un tempo per rielaborare e affrontare poi la propria storia, qualunque essa sia; non forziamo il corso di questa maturazione e lasciamo che i nostri alunni, si aprano spontaneamente. Diverranno così per noi e per tutta la classe una grande risorsa.</p>
<p>Cinzia (insegnante di scuola primaria e mamma adottiva)</p>
<p>Materiali per l&#8217;esempio: &#8220;Storia del pane&#8221;<br />
- <a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/3230_001.pdf">fac-simile del lavoro svolto<br />
</a>- <a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/PANE1-11.jpg">schede operative 1<br />
</a>- <a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/04/PANE21.jpg">schede operative 2</a></p>
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		<title>La ricerca delle origini</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 11:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Ravasi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Raccontare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca delle origini]]></category>

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		<description><![CDATA[Un quadro dell’orizzonte giuridico in merito alla ricerca delle origini, spiegato dall'Avv. Monica Ravasi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3333" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/Ph.-shy-colors-Hathu-flickr-3568254764_109c77783b.jpg"><img class="size-medium wp-image-3333" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/Ph.-shy-colors-Hathu-flickr-3568254764_109c77783b-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ph. sky colors, Hathu (cc. flickr) </p></div>
<p style="text-align: justify">LA RICERCA DELLE ORIGINI<br />
Uno dei profili più complessi e variegati dell&#8217;intera tematica relativa all’adozione riguarda la conoscenza della condizione di figlio adottivo e la ricerca delle proprie radici. In tale ambito sono coinvolti infatti, aspetti giuridici, morali e sociali. Senza entrare nel ginepraio dei risvolti psicologici, morali e sociali inerenti la ricerca delle proprie origini che comunque, da madre adottiva quale sono, mi interrogano profondamente, cercherò di dare un quadro dell’orizzonte giuridico che si profila.</p>
<p style="text-align: justify">Qual è il bene che l’ordinamento giuridico intende tutelare con i divieti che la legge sull’adozione pone in materia di ricerca delle proprie radici?</p>
<p style="text-align: justify">L’art. 27, ultimo comma, L. n. 184/1983 lo chiarisce laddove, prevedendo espressamente la cessazione dei rapporti tra il minore e la famiglia di origine, intende tutelare il minore adottato e la sua famiglia da eventuali interferenze da parte dei parenti biologici del minore stesso.<br />
Ai sensi dell’art 28 L. 184/1983, come modificato dalla L. 28/03/2001 n. 149, l’ufficiale di stato civile, l’ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato, autorità o pubblico ufficio devono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa risultare il rapporto di adozione, salvo espressa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Nello stesso articolo viene espresso che non è necessaria l&#8217;autorizzazione qualora la richiesta provenga dall&#8217;ufficiale di stato civile, per verificare se sussistano impedimenti matrimoniali. Il 4° comma dell’art. 28 sancisce che le informazioni concernenti l&#8217;identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà dei genitori, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l&#8217;informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore.</p>
<p style="text-align: justify">Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore. Raggiunta l&#8217;età di venticinque anni l’adottato può accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l&#8217;identità dei propri genitori biologici. L&#8217;istanza deve essere presentata al tribunale per i minorenni del luogo di residenza. L’autorizzazione non è richiesta per l’adottato maggiorenne quando i genitori adottivi sono deceduti o sono irreperibili. Resta esclusa la possibilità di richiedere informazioni sulla madre biologica che, alla nascita del figlio, abbia dichiarato di non voler essere nominata (D.P.R. 3/11/2000 n. 396 art. 30 co. 1).</p>
<p style="text-align: justify">Sono state molteplici le pronunce giurisprudenziali che hanno riconosciuto nella tutela normativa del diritto della madre all’anonimato un’esigenza di tutela della riservatezza della persona e il diritto alla salvaguardia di interessi giuridici e sociali sia della eventuale famiglia legittima e dei suoi componenti che degli stessi figli non riconosciuti.<br />
Lo stesso Consiglio di Stato, con pronuncia del 17/06/2003, precisa che non si può affermare che nella legislazione precedente la l. 184/1983 esistesse un diritto alla conoscenza delle proprie origini espressamente tutelato e prevalente sul diritto all’anonimato del genitore e che anzi le disposizioni sull’ordinamento dello Stato civile contemplavano la possibilità che il genitore restasse anonimo e che tali disposizioni integravano uno dei casi di divieto di divulgazione in presenza dei quali è escluso l’esercizio del diritto di accesso.</p>
<p style="text-align: justify">Per la giurisprudenza prevale la scelta del genitore di mantenere l’anonimato rispetto all’interesse del figlio di conoscere l’identità del genitore. Tale orientamento è stato confermato anche dalla Corte Costituzionale (sent. 16-25/11/2005 n. 425) che ha identificato la ratio della norma limitativa del diritto a conoscere le proprie origini nell’esigenza di tutelare la gestante che “trovandosi in situazioni particolarmente difficili dal punto di vista personale, economico o sociale, abbia deciso di non tenere con sé il bambino, offrendole la possibilità di partorire in una struttura sanitaria appropriata e di mantenere al contempo l’anonimato nella conseguente dichiarazione di nascita”.<br />
Solo trascorsi 100 anni dalla nascita questi figli possono accedere alle informazioni. Attualmente esiste una petizione per ottenere l’abbassamento a 40 anni anziché 100 per ottenere l’accesso alle informazioni sulla madre biologica.</p>
<p style="text-align: justify">Nella sezione <a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=83">area legale</a> di questo sito ItaliaAdozioni si può trovare sullo stesso argomento: <a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=283">Ricerca delle origini</a> (L’accesso alle informazioni sulla famiglia di origine)</p>
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		<title>Chi sono io? Conoscere la storia dall’inizio</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Raccontare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca delle origini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prezioso contributo di Alessandra, adottata all’età di 3 anni, oggi quarantenne ci descrive le sue emozioni e la sua storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div id="attachment_3319" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/ph.-Colours-of-life-Yuliya-Libkina-flickr-3738724240_94f8b64fae.jpg"><img class="size-medium wp-image-3319" title="ph. Colours of life, Yuliya Libkina flickr 3738724240_94f8b64fae" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/ph.-Colours-of-life-Yuliya-Libkina-flickr-3738724240_94f8b64fae-e1332597251440-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Colours of life, Yuliya Libkina (cc flickr)</p></div>
<p><em><strong>Alessandra, adottata all’età di tre anni, oggi quarantenne ci descrive le sue emozioni e la sua storia. Pubblichiamo il suo prezioso contributo con il desiderio di condividerlo con quanti nutrono la speranza di ritrovare le risposte non ancora svelate della propria esistenza.</strong></em></p>
<p>La mia storia di bambina adottata è diversa e simile al tempo stesso alle storie di tanti altri bambini adottati, ma di certo quello che accomuna tutti noi è il bisogno del riconoscimento delle nostre origini.</p>
<p>Soprattutto quando ero piccola mi guardavo allo specchio e cercavo di trovare una somiglianza in qualcuno delle persone che mi vivevano intorno. Altresì mi ponevo delle domande e le risposte che i miei genitori eludevano creavano idee sulla mia storia che vagavano in me creando disordine nel cuore e nella testa.</p>
<p>Adesso che sono adulta comprendo le difficoltà dei miei, i quali pensavano che per il mio bene era meglio nascondere, tacere&#8230;. ma ogni individuo ha diritto a conoscersi: conoscersi nella propria identità, perché solo la verità, dolorosa o meno, può dare la possibilità di vivere il presente e costruire il futuro.</p>
<p>Sono cresciuta con il bisogno di sapere chi ero, come erano i luoghi che mi avevano visto nascere e come potevo essere stata quando ero piccola. Mi giravo indietro e c&#8217;era buio e il buio non ti aiuta a camminare.</p>
<p>Mi sono mossa per anni alla ricerca delle mie origini, fino a quando ho saputo. Origini che non erano poi fisicamente così lontane, sono torinese, ma per alcuni aspetti irraggiungibili.</p>
<p>Nella mia esperienza di figlia adottiva ho incontrato altri figli i cui genitori hanno deciso di non raccontare la verità sulle loro origini, per paura di farli soffrire, per  paura di essere rifiutati o anche solo perché una volta non si diceva dell’adozione, era un segreto. Adottare vuol dire camminare insieme in un percorso d&#8217;amore e di coraggio e il cammino parte dalla propria storia, anche se essa porta le connotazioni del dolore.</p>
<p>Sapere chi ero, dà un senso a chi sono adesso e a chi potrò diventare. E chi, meglio di un genitore adottivo, può accompagnare il proprio figlio a “conoscersi”?</p>
<p>Io ho cercato le mie origini taciute e ho ritrovato mia madre naturale. Ho seguito questo percorso da sola. Mi è mancato molto non essere accompagnata in questo cammino dai miei genitori e se quest&#8217;ultimi mi avessero parlato maggiormente di me, probabilmente non avrei seguito questi percorsi.</p>
<p>Il dolore fa crescere, non ti disorienta se trovi al tuo fianco due forti mani, le mani di chi ti ha adottato, che insieme ripercorrono la tua storia dall&#8217;inizio per scriverne insieme una nuova.</p>
<p>Elaborare la propria storia è un po&#8217; come ricostruire un mosaico composto da tanti tasselli quanti sono gli eventi e i ricordi della propria vita.</p>
<p>Il genitore adottivo ha un ruolo di primo piano nella composizione di questo mosaico in quanto é la prima persona a cui il bambino può rivolgersi per conoscere il proprio passato.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;atto di fiducia più grande che il bambino ripone nei suoi genitori: si sta affidando a voi per sapere chi è. Si affida perché vi ama.</p>
<p>A voi genitori adottivi il compito di intraprendere con amore incondizionato il viaggio “Alla ricerca delle origini” ripartendo da dove qualcuno si è fermato. Un viaggio fa partire, ma fa anche tornare arricchiti.</p>
<p>Un abbraccio a tutti i figli adottati e ai loro genitori adottivi.</p>
<p>Alessandra</p>
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		<title>Come raccontare la storia dell’adozione al proprio figlio</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 20:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariangela Corrias</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Raccontare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso i genitori adottivi si chiedono come raccontare dell’adozione al proprio figlio. Quest’articolo vuole fugare qualche dubbio e dare qualche consiglio per muoversi con maggiore serenità e sicurezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3289" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/ph_JeremyHall_Love-Story.jpg"><img class="size-medium wp-image-3289" title="ph_JeremyHall_Love Story" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/03/ph_JeremyHall_Love-Story-199x300.jpg" alt="http://www.flickr.com/photos/jeremyhall/3180031090/" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">ph Jeremy Hall, Love story  (cc. flickr)</p></div>
<p>Molto spesso i genitori adottivi si chiedono come raccontare dell’adozione al proprio figlio, come spiegargli tutto ciò che è avvenuto nella sua vita, quando farlo e che parole utilizzare. Quest’articolo vuole fugare qualche dubbio e dare qualche coordinata per muoversi con maggiore serenità e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto vorrei rilevare che, anche se spesso è utilizzato questo termine, non si può parlare di rivelazione vera e propria, ma piuttosto di un racconto che si struttura nella vita vissuta con il figlio, gradualmente ma sempre con estrema sincerità.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza della realtà adottiva, infatti, deve diventare parte delle normali relazioni che si svolgono all’interno della famiglia. Se ne deve poter parlare liberamente e con serenità durante la vita quotidiana, nei momenti opportuni, senza che essa debba diventare un segreto, o al contrario riproposta continuamente e insistentemente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;organizzazione del racconto di com’è nata la famiglia adottiva è un compito molto importante per la costruzione del legame fra genitori e figli, perché questo può permettere ai genitori di raccontarsi, comunicando le proprie emozioni e i propri vissuti rispetto alle proprie vicende personali e a quelle dei loro figli. Nello stesso tempo permette ai bambini di vedersi inscritti in una continuità che, nonostante lo stacco dell’adozione, li faccia sentire dotati di una propria storia che continua e della quale si può parlare. Questo consente la costruzione di un’identità coerente e la possibilità di sentirsi parte di una nuova famiglia capace di accettare il figlio con il suo passato come persona intera.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come raccontare la storia. </strong>E’ importante che i genitori siano sereni rispetto a tutte le fasi del percorso adottivo, in modo che quest’atteggiamento sia trasmesso in modo costante all’interno dei rapporti familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa serenità si ottiene solo se essi hanno rielaborato in modo reale e profondo la propria vicenda personale, in particolare la sofferenza legata a quei momenti particolarmente difficili, come la scoperta della sterilità, che ha impedito la realizzazione del progetto di diventare genitori di un figlio generato dalla coppia stessa; trasmettere la gioia di diventare genitori di un bmbino nato da altri e con una sua storia precedente è un momento di trasmissione di senso e di valore per il bambino adottivo e per gli stessi genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i bambini adottati hanno delle sofferenze che vanno accolte senza timori. Non bisogna lasciarsi sopraffare dal desiderio di cancellare il passato doloroso (“ora non pensarci più, adesso ci siamo noi che ti proteggiamo”). Spesso mantenere un atteggiamento di comprensione e di supporto rispetto a queste sofferenze, senza nasconderle e fuggirle non è facile. Ma quali sono i motivi per cui i genitori adottivi possono avere timore di parlare del passato dei propri figli?</p>
<p style="text-align: justify;">Una motivazione può essere il timore che i bambini soffrano nel sentir parlare della propria storia, che è così complessa e particolare. Si nasconde il desiderio, da parte di alcuni genitori, di destorificare il bambino, privandolo di un passato che potrebbe essere difficile e doloroso, escludendo così tuttavia una parte importante di ciò che egli è e di come si è costruito nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Risposte confuse alle domande che il figlio pone, parlare di altro, evitare di parlare dell’adozione, o alcuni atteggiamenti non verbali legati all’evitamento e alla negazione, possono trasmettere l’idea che l’adozione sia un momento da tenere nascosto o del quale non si vuole parlare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come raccontare. </strong>La storia va costruita con il figlio.  Si può costruire un libro, dove si possono aggiungere foto, disegni fatti dal figlio, che può così trasmettere le sue fantasie e i suoi vissuti. Se non ricorda i nomi dei genitori biologici si possono assegnare nomi di fantasia, se non ricorda il volto o i volti, si possono inventare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino dovrà essere informato sulle informazioni che si hanno sul suo passato, anche se questo andrà fatto in base e con i modi che l’età del bambino o della bambina permettono e al suo livello di sviluppo. La storia del resto, cresce con lui per cui è necessario pensarla come un disvelamento graduale ma sincero.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario accogliere tutte le domande del bambino nelle diverse fasi di sviluppo, anche quando queste possono diventare imbarazzanti e impegnative, perché è proprio il significato che noi diamo agli avvenimenti che aiuterà nostro figlio a rielaborare la sua storia e a integrare il suo passato con il suo presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre è bene prepararsi in anticipo, grazie agli spunti che vengono forniti dai Servizi o dagli Enti, di fronte a domande difficili che possono mettervi in difficoltà, perché l’evitamento e la fuga verranno immediatamente percepiti da vostro figlio e gli daranno la sensazione di una vicenda che deve rimanere nascosta, segreta, della quale i genitori non vogliono parlare.</p>
<p><strong>Quando raccontare la storia? </strong>Il racconto va fatto ogni volta che il bambino lo chiede. In assenza di domande esplicite, si possono cogliere le occasioni per parlarne, nel rispetto delle sue capacità e della sua voglia di ascolto. I genitori dovranno fare particolare attenzione anche a tutto ciò che il bambino comunica con il suo comportamento, che costituisce un atto comunicativo non verbale ma preciso. I disegni, le domande indirette, le fiabe che vorrà ascoltare, i giochi che farà, costituiranno spesso domande che andranno “ascoltate” e cui bisognerà dare risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini molto piccoli difficilmente faranno domande esplicite. Saranno i genitori che dovranno cogliere il momento opportuno per parlarne, con naturalezza e semplicità. Si può creare una favola o un racconto semplice da leggere ogni tanto, così da rendere familiare l’idea dell’adozione.  I bambini più grandi invece, spesso hanno ricordi vividi, dei quali iniziano a parlare quando incominciano a fidarsi dei genitori adottivi. Essi dovranno essere rispettati nei loro tempi e modi di parlare più o meno direttamente del loro passato, in quanto a maggior ragione con loro il racconto si costruirà insieme.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Concetti chiave da tener presente. </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>La storia della coppia</strong>. Ripercorrete il vostro percorso dando voce alle emozioni che avete provato nel tempo. Il figlio deve potersi sentire frutto del vostro desiderio, al di là del fatto che sia nato biologicamente o no da voi.</p>
<p><strong>La storia del bambino.</strong> Nel parlare dei genitori biologici, evitare di renderli migliori di quello che presumibilmente sono stati. Non è un atto di eroismo abbandonare un bambino. I genitori biologici sono tuttavia coloro che l’hanno messo al mondo, un ventre l’ha tenuto nel suo grembo per nove mesi, gli ha dato la vita.  Pur evitando di far apparire i genitori biologici migliori di quello che sono stati, cerchiamo di offrire un risvolto positivo agli avvenimenti che l’hanno visto partecipe. Lui (o lei), per esempio, hanno avuto un dono immenso poiché sono stati amati, desiderati, voluti intensamente dai genitori adottivi.</p>
<p><strong>L’abbandono.</strong> Riconoscere e accogliere la sofferenza del figlio senza dare giudizi, può avere un’importante funzione ripartiva. Nessuno toglie il valore degli avvenimenti che hanno visto i figli protagonisti, alcuni dei quali sono francamente ed evidentemente drammatici. Ma per quanto si può, sarebbe bene, pur sottolineando il significato negativo e doloroso degli avvenimenti, evitare di pronunciare giudizi sulle persone coinvolte.</p>
<p><strong>La presenza di un terzo</strong>. Non bisogna dimenticare di nominare il tramite, la persona o le persone che hanno fatto in modo che genitori e bambino s’incontrassero (il giudice o i referenti dell’Ente nel paese straniero).</p>
<p><strong>Il primo incontro. </strong>Raccontate il primo incontro con il bambino comunicando le emozioni provate quel giorno.</p>
<p><strong>Il lieto fine. </strong>Come ogni fiaba, anche questa ha un lieto fine.  Si può completare con un disegno fatto dal bambino, raccontando e rappresentando l’inizio della vita comune. Comunicare che non si tratta di una conclusione ma di una storia aperta e ancora tutta da costruire.</p>
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		<title>La grave indigenza non significa mancanza di una famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 11:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ITALIAADOZIONI</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Ente autorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa e adozione]]></category>
		<category><![CDATA[adozione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Autorizzati]]></category>
		<category><![CDATA[indigenza]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2531" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-PARWAN-PROVINCE-Afghanistan-isafmedia-cc-flickr-4066677245_60408e2b8b.jpg"><img class="size-medium wp-image-2531" title="ph PARWAN PROVINCE, Afghanistan isafmedia (cc flickr) 4066677245_60408e2b8b" src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-PARWAN-PROVINCE-Afghanistan-isafmedia-cc-flickr-4066677245_60408e2b8b-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">ph PARWAN PROVINCE, Afghanistan isafmedia (cc flickr)</p></div>
<p>Nell&#8217;articolo di Repubblica del 10 gennaio 2012 intitolato <em>&#8220;Perché diciamo addio ai bambini venuti da lontano&#8221;, </em>c&#8217;è un commento al quanto discutibile, in particolare una frase: <em>&#8220;&#8230; Eppure le cifre dell&#8217;infanzia abbandonata nel mondo sono ormai spaventose, erano 145 milioni nel 2004 i bambini in stato di &#8220;grave indigenza&#8221;, secondo le stime dell&#8217;Unicef, sono saliti a 163 milioni nel 2009&#8230;.&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dato è inoppugnabile ma associarlo all&#8217;articolo sull&#8217;adozione internazionale è fuorviante ed è solo l&#8217;ultimo di una lunga serie di errori e confusioni riguardanti le condizioni dell&#8217;infanzia. Considerare da parte della stampa e dei media in genere, la &#8220;<em>grave indigenza</em>&#8221; come la condizione fondamentale per cui un minore possa essere adottato è un errore che si ripete spesso, ogni qualvolta ci sia un&#8217;emergenza come un grave terremoto (vedi Haiti), uno tsunami o altra qualsiasi catastrofe, oppure quando si parli genericamente dei problemi dell&#8217;adozione internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta chiaro che drammatiche condizioni di vita, guerre e catastrofi naturali possono essere cause di disgregazione familiare, ma è necessario sottolineare che un minore che si trova in uno stato di grave indigenza (povero, malnutrito, ammalato, rifugiato, non scolarizzato, ecc.) non è necessariamente in uno stato di abbandono. La sua situazione può rispecchiare la situazione indigente della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;adozione a differenza del sostegno a distanza, si può occupare solo di minori che siano effettivamente in stato di abbandono (cioè senza una famiglia che possa provvedere alle sue necessità).</p>
<p style="text-align: justify;">In parole povere, noi non possiamo andare in un qualsiasi paese in via di sviluppo e rapire un bambino per il solo motivo che è povero o che muore di fame. Quando esiste una madre, un padre o un qualsiasi familiare che possa prendersi carico del bambino, l&#8217;unica via da percorrere per aiutarlo è il sostegno a distanza cioè l&#8217;invio di denaro al nucleo familiare perché possa fornirgli condizioni di vita accettabili. Quando si verificano situazioni di povertà diffusa, c&#8217;è la possibilità della cooperazione che si occupa della costruzione di ospedali, scuole, strutture protette, pozzi d&#8217;acqua e l&#8217;organizzazione di attività che diano sostentamento o il supporto all&#8217;agricoltura dell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;età media dei bambini che arrivano in Italia è più alta che in altri paesi, perché molti dei paesi in cui cerchiamo i bambini (Colombia, paesi dell&#8217;Europa orientale) hanno politiche di protezione dell&#8217;infanzia che privilegiano il ritorno nella famiglia d&#8217;origine o l&#8217;adozione nazionale; solo se falliscono questi due tentativi, i minori sono disponibili per l&#8217;adozione internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli enti autorizzati, che affiancano per legge le coppie italiane che adottano all&#8217;estero, sono tenuti a fare progetti di cooperazione nei paesi da cui provengono i bambini adottati ed è anche per questo che i costi complessivi dell&#8217;adozione internazionale non sono lievi; inoltre molte famiglie adottive dopo essere state nei paesi del proprio figlio attivano uno o più sostegni a distanza perché la filosofia di fondo dell&#8217;adozione svolta dagli italiani è: &#8220;adotto<br />
un bambino abbandonato oggi, cercando di ridurre al minimo le condizioni che portano all&#8217;abbandono dei bambini di domani&#8221;. Questa almeno dovrebbe essere la filosofia d&#8217;intenti su cui si basa la normativa dell&#8217;istituto dell&#8217;adozione internazionale in Italia.</p>
<p>Ma tutti i paesi ricchi, operano allo stesso modo?</p>
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		<title>Le patologie a cui si può andare incontro: la labiopalatoschisi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 11:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sgaramella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[labiopalatoschisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Potrebbe essere utile ai genitori adottivi che vanno nei paesi esteri, avere un promemoria con le varie malattie alle quali possono andare incontro: di che si tratta, che tipo di cure ci vogliono e quanta possibilità di recupero in concreto esistono. Iniziamo con questo articolo a scrivere qualcosa di specifico in merito alla labiopalatoschisi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2536" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-Small-child-runs-on-Morro-Strand-Michael-Mike-L.-Baird-cc-flickr-2727431330_f3c77833eb.jpg"><img class="size-full wp-image-2536  " src="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2011/12/ph-Small-child-runs-on-Morro-Strand-Michael-Mike-L.-Baird-cc-flickr-2727431330_f3c77833eb.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">ph Small child runs on Morro Strand Michael &quot;Mike&quot; L. Baird (cc flickr) </p></div>
<p style="text-align: justify">Ci sono tante coppie che vorrebbero saperne di più in merito ad eventuali patologie per cui si chiede la disponibilità ai genitori adottivi in fase di valutazione; alcuni paesi vogliono esplicitamente saperne la disponibilità (vedi filippine per la <a href="http://www.infolabiopalatoschisi.it/" target="_blank">labiopalatoschisi</a>).</p>
<p>Abbiamo pensato, che potrebbe essere utile ai genitori adottivi che vanno nei paesi esteri, avere un promemoria con le varie malattie alle quali possono andare incontro: di che si tratta, che tipo di cure ci vogliono e quanta possibilità di recupero in concreto esistono.</p>
<p style="text-align: justify">Cercheremo di dare informazioni ai genitori che chiedono a proposito di patologie poco conosciute: &#8220;ma cosa vuol dire nel concreto&#8221;? Forse un po’ di articoli di questo genere saranno utili non solo ai genitori adottivi ma anche agli operatori. Iniziamo con questo articolo a scrivere qualcosa di specifico in merito alla labiopalatoschisi, continueremo con la descrizione di altre patologie eventualmente anche accogliendo richieste specifiche.</p>
<p style="text-align: justify">La labiopalatoschisi (comunemente chiamato labbro leporino) è una delle più comuni anomalie congenite del collo e della testa ed è caratterizzata dalla presenza di una schisi, ovvero di una fessura, che si realizza per una mancata fusione di strutture simmetriche della faccia (in particolare del labbro, mascella e palato) durante la vita intrauterina.</p>
<p style="text-align: justify">La schisi determina una separazione delle strutture che non si sono unite durante l’embriogenesi, ma che comunque sono presenti nel paziente affetto, questo concetto è importante perché la riparazione in genere non consiste nell’aggiungere tessuti nella sede del difetto, ma piuttosto nel ricollocare le strutture che non si sono unite nella giusta posizione anatomica.</p>
<p style="text-align: justify">L’incidenza di questo difetto è molto variabile in rapporto alle origine geografiche, al sesso ed alle condizioni socioeconomiche della famiglia, tuttavia si stima che colpisca 1:700 nati.</p>
<p style="text-align: justify">La popolazione con maggiore incidenza è quella dei nativi americani con 3.6 neonati su 1000, seguiti dai giapponesi con 2.1 su 1000 nascite, Cinesi 1.7 su 1000, Europei 1 su 1000 all’ultimo posto gli Africani con 0.3 su 1000 nati.</p>
<p style="text-align: justify">Le schisi colpiscono fortunatamente più i maschi della femmine con un rapporto di 2:1, fortunatamente semplicemente perché con la pubertà la crescita del vello sopra al labbro superiore consentirà di coprire l’eventuale cicatrice.</p>
<p style="text-align: justify">Le cause scatenanti possono essere molteplici, (genetiche, ambientali…), ma ancora non ne è stata individuata una specifica. Per il 20% dei casi è evidente una trasmissione ereditaria (presenza di casi simili in famiglia), mentre nel restante 80% dei casi, la schisi è dovuta alla combinazione di fattori ereditari non evidenti che interagiscono con fattori ambientali (fumo, alcool, farmaci, infezioni…) che agiscono negativamente nei primi 2 mesi di gravidanza, periodo in cui si compie il processo di saldatura.</p>
<p><strong>A prescindere dalle cause si tratta sempre di un difetto correggibile chirurgicamente con un ottimo risultato estetico anche nelle forme più gravi.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Generalmente nelle labiopalatoschisi complete (mono e bilaterali) la riparazione viene effettuata in due tempi successivi ed a seconda dell’ampiezza della schisi vengono applicati due procedimenti diversi, nel caso invece di labioschisi isolate e delle palatoschisi isolate generalmente è sufficiente un solo intervento. Eventuali dilazioni nei tempi di intervento non influiscono sul risultato finale né dal punto di vista funzionale né dal punto di vista estetico.</p>
<p>La presenza di labiopalatoschisi può condizionare la presenza di alcuni problemi:</p>
<p style="text-align: justify">-       Otiti ricorrenti: i bambini con palatoschisi isolata o in abbinamento a labioschisi corrono un rischio maggiore di contrarre otiti, in conseguenza dell’inadeguatezza funzionale di alcuni muscoli del palato che presiedono all’apertura delle tube di Eustachio (piccoli condotti che connettono la gola all’orecchio medio). Se si verificano episodi di otiti ricorrenti ed il bambino necessita di ripetuti cicli di terapia antibiotica, si può intervenire chirurgicamente creando una piccola fessura nel timpano per drenare il muco (siringotomia), tale procedura solitamente viene fatta in concomitanza con l’intervento chirurgico di correzione della labio/palato-schisi.</p>
<p>-       Ipertrofia adenoidea: le adenoidi possono ostruire le tube di Eustachio contribuendo all’insorgenza di otiti. L’asportazione in toto delle adenoidi può avere conseguenze negative sulla fonazione, pertanto nei casi in cui venga documentata una ipertrofia adenoidea si può procedere con una asportazione parziale delle stesse, limitandosi alla porzione che occlude la tuba di Eustachio.</p>
<p style="text-align: justify">-       Sviluppo del linguaggio: i bambini con labiopalato schisi, dopo l’intervento chirurgico possono recuperare perfettamente la propria abilità articolato ria e fonatoria, sviluppando un linguaggio totalmente intellegibile. In alcuni limitati casi, è possibile una compromissione della fonazione caratterizzata dalla nasalizzazione (voce nasale), per questi limitati casi si porrà indicazione alla logopedia che, attraverso esercizi specifici di rieducazione, aiuta il bambino a superare le difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify">-       Problemi odontoiatrici: i bambini con schisi del labbro e del palato non necessitano di cure dentali particolari, tuttavia possono essere soggetti, con maggior frequenza, a problemi mal occlusivi che presuppongono l’uso di apparecchi ortodontici.</p>
<p style="text-align: justify">-       Aspetti psicologici: come tutti i difetti fisici, la labiopalatoschisi può provocare disagio psicologico nei bambini affetti e nei genitori/familiari. La possibilità di un precoce intervento chirurgico e l’ottimo risultato estetico contribuiscono notevolmente a ridimensionare il problema. In casi di persistenza di un disagio sarà auspicabile rivolgersi a figure competenti (psicologhe), disponibili presso i Centri Regionali di riferimento della labiopalatoschisi (cfr. <span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2012/02/centri-di-cura-labiopalatoschisi.pdf" target="_blank"><strong>Chirurgia Maxillo facciale &#8211; centri di cura</strong></a>)</span>.</p>
<p style="text-align: justify">Per altri problemi sanitari, indirizzi e riferimenti si rimanda alle pagine della sezione <span style="font-weight: bold;text-decoration: underline"><a href="http://www.italiaadozioni.it/?page_id=45">Aspetti medici</a></span></p>
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